“Rotatorie, lo scempio e la beffa. Quei 945 cartelli pubblicitari che, con un contratto scellerato stipulato dai tecnici della Provincia durante l’amministrazione Penati, avrebbero dovuto ricoprire cento rotonde, alla fine spariranno. Ma a pagare le penali per la rescissione di un appalto che non doveva essere fatto perché contro la legge, saranno i cittadini”. Il racconto di questa ennesima dimostrazione delle imprese di “Penati Presidente” è sul Corriere della Sera.
Posts Tagged ‘quando era presidente’
Lo scempio e la beffa dei cartelloni di Penati
Monday, July 26th, 2010I roditori e gli idioti
Sunday, July 25th, 2010Ricevo dal Google Alert il link a questo video messo online quando Penati sperava di poter tenere il culo sulla poltrona per un secondo giro-secondo regalo. Ci sono parecchie considerazioni interessanti da fare.
1) Il video, nonostante l’argomento e la presenza di Decina e Zamperini, è stato visto 49 volte e indicizzato da Google oggi (!), a dimostrazione di come il Piddì sia del tutto incapace di fare comunicazione online. Insomma, se la dicono e se la fanno, ma rigorosamente in privato. Incapaci.
2) il wifi all’Idroscalo, totalmente inutile e demagogico, inaugurato qualche giorni prima delle elezioni in gan pompa, non se lo fila nessuno, ovviamente. Restano i km di fibra stesi a spesa provinciale (sempre a scopo elettorale) e non utilizzati.
3) Last but not least: il video dimostra con feroce evidenza che Penati non capisce una minchia di tecnologia (c’erano dubbi?), quindi l’unico commento che fa è una battuta idiota sul fatto che i cavi da stendere nelle fognature sono sgraditi dai topi. Le battute idiote sembrano essere il suo unico modello di intervento politico, sarà per questo che l’hanno fatto “capo della segreteria politica di Bersani”, una carica inutile e idiota proprio come le sue battute?
Perché Penati s’era accattato questo farabutto?
Thursday, July 22nd, 2010Da Testi scelti: “Il tentativo di infiltrazione (ndr della malavita organizzata) nel business del grande evento è avvenuto tramite il gruppo Perego General Contractor, che gli inquirenti considerano riconducibile alla cosca degli Strangio. In particolare i riflettori della Direzione distrettuale antimafia di Milano sono puntati sul legame tra Ivano Perego, responsabile dell’azienda, e una serie di politici milanesi, tra i quali l’ex assessore provinciale al Turismo Antonio Oliverio (unico politico indagato), transitato nel 2009 dallo schieramento dell’allora presidente Filippo Penati (Pd) a quello dell’attuale, Guido Podestà (Pdl)”.
Sono soddisfazioni
Wednesday, July 14th, 2010Dal Corriere della Sera (anche qui): “L’unico indagato è Antonio Oliverio, ex assessore provinciale della giunta Penati”. S’era scelto uno serio peraltro. A margine: Filippo Penati fa parte dei piddisti che pur di restare in sella a farsi i cazzi propri snobbano la sinistra radicale e si mettono col l’Uddiccì, quelli che “io c’entro”, per poter “intercettare” voti al centro. I risultati di questa politica lungimirante sono oggi sotto gli occhi di tutti.
Albertini risponde per le rime
Tuesday, July 13th, 2010
Torniamo per un’istante sulla vicenda Serravalle e sulla recente censura della Corte dei Conti. Ecco un articolo pubblicato dal Corriere della Sera in cui Gabriele Albertini, ex sindaco di Milano, ribatte a tono alle affermazioni di Penati (quello che con una strizzata d’occhio fa sembrare simpatico Albertini).
La mancia al Vimercati non la vogliamo dare?
Tuesday, July 13th, 2010Di Giordano Vimercati, eminenza grigia di Filippo penati, già si raccontavano le nobili imprese su OMB.
Ecco che ora si scopre un altro bell’altarino per questo amico e sodale del fu-presidente provinciale Filippo Penati, oggi pezzo da 90 del Piddì. Una csocietà con capitale sociale da un milione, a produttività zero (0), che però serve a dare un’altra mancetta (50 cucuzze, equivalente alla somma dei redditi di un manipolo di precari) al sodale del Penati, fratello del meglio piazzato Luigi, inopinatamente fatto senatore del Piddì (una sigla una garanzia) grazie a una legge iniqua e incostituzionale, nonostante la faccia.
Allora la coschetta dei sestesi di cui i suddeti sono esponenti di spicco non cessa di stupire per l’attenzione maniacale con cui si è dedicata all’esproprio di risorse pubbliche a proprio beneficio. Un danno doppio: all’insulto alle persone che – a differenza loro – fanno un lavoro decente per quadrare il fine mese si aggiunge l’occasione data alla destra fasciosilvioleghista per demolire la credibilità dell’opposizione.
L’altra campana
Monday, June 28th, 2010
Dopo la batosta piombatagli sul capo dalla Corte dei Conti, l’inadeguato Piddì locale non ha sapto far altro che difendere il suo capatàz nello stile del peggior Berlusconi, ovvero gridando al complotto politico. Non c’è da meravigliarsi, visto il livello umano, culturale e politico degli sherpa della nomenklatura piddista a Milano e dintorni. Qualcuno ha anche provato a replicare nel merito. Ci sembra quindi giusto dare ai nostri numerosi lettori, in gran parte elettori di sinistra (in essere o “in standby causa disgusto da Piddì”) il punto di vista dell’altra parte, a partire da Gabriele Albertini, sindaco all’epoca del fattaccio e grande oppositore di Penati.
Su Il Giornale Gabriele Albertini smentisce la difesa di Penati: «Dopo l’acquisizione della maggioranza abbiamo eliminato lo “svincolo della morte” della tangenziale Est, quello di viale Forlanini». Ma in reltà quell’intervento era già stato deliberato e finanziato in precedenza. Penati cita anche il ruolo di Serravalle in operazioni come la Pedemontana e la Tangenziale Est esterna. Ma chi impediva alla Serravalle di fare investimenti col precedente patto di sindacato? Il Comune?
Daw: I fatti: l’allora Presidente della Provincia di Milano, Filippo Penati, compra dal Gruppo Gavio il 15% delle azioni della Serravalle, diventandone così socio di maggioranza. L’altro principale azionista, il Comune di Milano, viene messo in minoranza e, per questo, le azioni del Comune subiscono una immediata perdita di valore. E qui siamo già davanti a qualcosa di molto strano: un ente pubblico, la Provincia, che invece di comprare le azioni da un altro ente, il Comune, decide di acquistarle da un privato. Strano sì. Ma non è finita qui…
Da Phastidio.net allora: Al margine di questa vicenda, segnaliamo le accuse del sindaco di Milano che sostiene, citando intercettazioni telefoniche rese pubbliche, che vi fosse un “concerto” tra Penati, l’ex ministro diessino Bersani e Gavio, per permettere a quest’ultimo di acquisire la liquidità necessaria per prendere parte alla scalata di Unipol a Bnl.
Da Phastidio.net oggi: Forse la sua “intoccabilità” deriva dal fatto che l’ex sindaco di Sesto San Giovanni è oggi uomo di fiducia di Pierluigi Bersani. Il quale dovrebbe porre molta attenzione a questa vicenda, se mai fosse stato così distratto da non averla notata negli ultimi cinque anni. Milano è da sempre uno dei principali laboratori per la sinistra riformista. Occorre evitare che in esso prevalgano i ceppi affaristici, rinverdendo le gesta di quella sinistra migliorista, all’epoca ribattezzata pigliorista, i cui esponenti erano gemellati con i socialisti, anche nei tribunali.
La Penati-Serravalle Connection: uno sperpero annunciato
Sunday, June 27th, 2010Sono bastate poche firme a Penati & C., nel luglio 2005, per imporre alla collettività un danno pari a circa 1/3 di quanto architettato dal pool di grandi banche dello scandalo derivati. Eppure per vecchi e giovani esponenti del Partito Democratico, l’ex presidente della Provincia di Milano resta un punto di riferimento imprescindibile. Questa ricostruzione dei fatti è dedicata a chi non ha seguito questo inquietante carosello di denari pubblici in cui chi ci rimette è sempre e solo il contribuente (alberto biraghi).
La censura della Corte dei Conti contro Filippo Penati per l’operazione Serravalle non dovrebbe sorprendere, perché la vicenda è nota. Il 15 luglio 2005 ASAM – società inattiva controllata da Palazzo Isimbardi – acquista da Marcellino Gavio il 15% di azioni Serravalle (già partecipata al 18% dal Comune di Milano) al prezzo di 238 milioni di euro. Grazie al conferimento di un altro 38% di azioni dalla Provincia, ASAM raggiunge il 53% e il controllo della società.
L’ufficio stampa di Penati millanta l’operazione per un capolavoro della finanza, ma non è necessaria un PhD ad Harward per capire l’assurdità dell’iniziativa, dal punto di vista strategico totalmente inutile, visto che i contribuenti hanno già saldamente in mano la maggioranza della società, sommando il 38% della Provincia al 18% del Comune.
L’aspetto finanziario è altrettanto imbarazzante. Penati paga 8 euro le azioni valutate 6 euro da Banca Intesa (che peraltro finanzia l’acquisto, perché la Provincia non ha un soldo), ovvero sopravvaluta del 30% il bene per un totale di circa 75 milioni di euro. E’ come se andando a comprare un’auto da 20mila euro uno insistesse per pagarla 26mila. Sommando la perdita di valore del 18% di proprietà del Comune, a questo punto non più determinante per il controllo, sono circa 100 i milioni di euro pubblici che prendono il volo.
In soldoni: Filippo Penati chiede ai proprietari dell’autostrada (cioè i contribuenti) di indebitarsi per 235 milioni di euro che non hanno (con relativi interessi passivi) per dare alla Provincia il controllo assoluto dell’infrastruttura (che i contribuenti già hanno). Nel mondo reale si acquisisce la maggioranza di una società per assicurarsi un vantaggio, anche a danno degli azionisti di minoranza, ma qui siamo nel Paradosso della Politica. Provincia contro Comune: La Penati Serravalle Connection riesce a mettere i contribuenti contro se stessi, in uno scontro con nulla da guadagnare e tutto da perdere.
Fosse tutto qua sarebbe già troppo, ma c’è dell’altro. Bastano nozioni elementari di economia per strabuzzare gli occhi, perché l’acquisizione attribuisce implicitamente alle attività totali un valore di 18 volte il margine operativo lordo dell’ultimo esercizio, quando per Autostrade e ASMT (del tutto simile a Serravalle) il coefficiente è 11. Inoltre la valutazione globale di Serravalle che ne deriva è di ben 40 volte gli utili attesi, contro le 15 volte di Autostrade e ASMT.
Insomma, è un pacco, ma Penati va dritto per la sua strada e arriva a promettere pubblicamente di rimborsare il debito col primo anno di esercizio e chiudere il bilancio con 12 milioni di utile.
In realtà, com’era prevedibile, tra interessi passivi e costi di casta (la squadra di Penati non bada a spese per uffici, auto di rappresentanza, prebende, gadget e compensi) il primo bilancio della nuova ASAM si chiude con un rosso di 9 milioni, senza aver rimborsato un euro. Il (si fa per dire) business plan di Penati sfora quindi di oltre 244 milioni, su un investimento globale di 235, nonostante parecchie spese restino a carico della Provincia, per esempio l’inutile, inutilizzato e sontuoso ufficio vista Duomo.
Passa il tempo, la voragine ASAM si allarga e i proclami su ipotetiche vendite, IPO e/o aumenti di capitale si susseguono. Invece non succede nulla e diventa sempre più realistica l’eventualità di una crisi finanziaria, che porterebbe la banca creditrice ad appropriarsi dei titoli Serravalle che ha in garanzia del prestito. Ai contribuenti non resterebbe più neppure la proprietà del casello d’ingresso e la Penati-Serravalle Connection assumerebbe proporzioni analoghe allo scandalo derivati per cui hanno dovuto associarsi un bel po’ di grandi banche e finanzieri d’assalto. Un risultato di rilievo per il pool Penati-Maggi-Vimercati, neanche una laurea in tre.
In qualunque paese civile il responsabile verrebbe rimandato a vendere polizze Unipol porta a porta, invece Penati e i suoi fedelissimi (primo tra tutti Franco Maggi, amico di famiglia, piazzato illegittimamente a dirigere la comunicazione della Provincia a stipendio da nababbo, pur non avendo titoli di studio e/o esperienza a giustificare la poltrona) continuano a fare la bella vita, dispensando soldi pubblici con generosità ad amici e sodali. Fioccano le consulenze d’oro, i milioni spesi per stampare giornalini autopromozionali, i gadget inutili (aveva dichiarato «Ho deciso di chiedere a tutti i settori di abolire l’acquisto dei gadget, prodotti non certo essenziali, ma che incidono pesantemente sulle spese»), la cui produzione è regolarmente affidata a società che gravitano nell’orbita del Presidente e dei suoi compagni di merenda.
Non solo. Il piglio leghista di Filippo Penati (che si esplicita in dichiarazioni come: «Quei rom sono troppi, vanno semplicemente rispediti a casa. La strada è quella della revisione degli accordi bilaterali con il governo romeno per attuare la politica dei rimpatri») ottiene all’interno del Partito Democratico un successo incomprensibile all’elettore di centro-sinistra. Imposto come candidato alle provinciali e alle regionali è malamente sconfitto, ma viene premiato con la carica di “capo della segreteria politica di Pierluigi Bersani”, che gli dà la possibilità di comparire quotidianamente sui giornali. Il suo conto in banca sale (è il primo contribuente a Palazzo Isimbardi), la collezione di orologi rari cresce e il look si aggiorna, a partire dalla dentatura, che da proletaria un po’ sghemba si fa via via più candida e regolare, come suggerito da Letizia Moratti. Franco Maggi ha il premio di consolazione, la direzione di YouDem, mica male per uno di cui si sussurra che non abbia neppure il diploma liceale.
Eppure le lodi, anche da parte di alcuni insospettabili, si sprecano.
Ha fatto un lavoro straordinario, resta il capitano della nostra squadra. Il problema è che manca la squadra. Perché quando sei incapace di capire i problemi veri dalla società, diventa inevitabile guardarti l’ombelico (Pippo Civati).
Penati, la figura pubblica più forte che nei fatti, e grazie al suo patrimonio di consenso e autorevolezza, ha diretto e condizionato la “ditta” (Pierfrancesco Majorino).
La Provincia di Milano (ndr: durante la gestione Penati), prima in Italia, ha fatto una scelta di grande inclusione, diventando un vero e proprio motore dello sviluppo economico (Davide Corritore).
Bravo Filippo! Corruzione, sprechi e privilegi si combattono anche con la trasparenza (Marcello Saponaro).
L’amministrazione Penati nei cinque anni che sono trascorsi si è guadagnata una solida reputazione in campo culturale, ambientale, sociale e nel campo del lavoro (Ivan Scalfarotto).
Sono soddisfazioni.
PS: da leggere anche alcune interessanti intercettazioni sul Corriere e l’analisi di Alessandro Penati (nessuna parentela) su Repubblica di novembre 2005. Poi dall’archivio di OneMoreBlog l’andazzo successivo, scritto nel dicembre 2006. Infine un pezzo di Jacopo Tondelli sul Riformista. Poi la notizia della censura sul Corriere del 25 giugno 2010.
Penati, la palude e le poche persone per bene del Piddì
Friday, June 25th, 2010“Per il magistrato contabile l’aumento della partecipazione in Serravalle costituirebbe un primo danno erariale perché è costato alla Provincia una spesa di 76,4 milioni di euro in più rispetto al valore di mercato, visto che ogni azione è stata comprata a un prezzo superiore (8,8 euro) a quello stabilito dall’advisor di Serravalle (6 euro”).
Ora, vedendo confermato dalla Corte dei Conti ciò che già si sapeva, ovvero che Penati ha comprato dal suo amico Marcellino fu-Gavio a 8 euro ciò che ne valeva 6, possiamo aspettarci che qualcuno tra quelli che lo portano in palmo di mano gli chiedano qualche spiegazione per questa porcheria?
Sommessamente suggerirei – già che ci sono – di chiedergli anche come mai abbia fatto dirigente della comunicazione in provincia tale Franco Maggi, uno con titoli, cultura ed esperienza sufficienti giusto per fare l’usciere. Sarà mica che anche Maggi è un amico di Penati, proprio come Marcellino fu-Gavio, magari un amico d’infanzia?
Seriamente: non sarebbe ora che le poche persone perbene – ammesso che lo siano davvero – che insistono ad annaspare nella palude del Piddì lombardo la smettessero di parare il culo a questi figuri, che con la loro sola presenza sono in grado di appestare un’intera regione?
Sputtanato anche dalla Corte dei Conti
Friday, June 25th, 2010
(ANSA) – MILANO, 25 GIU – La Corte dei conti di Milano ha giudicato ‘inutile e dannosa’ l’operazione Serravalle portata a termine dall’ex presidente della provincia Filippo Penati. Per il magistrato contabile l’aumento della partecipazione in Serravalle costituirebbe un danno erariale perche’ e’ costato alla Provincia una spesa di 76,4 milioni di euro in piu’ rispetto al valore di mercato. Inoltre ha comportato un deprezzamento del valore delle quote detenute dal comune di Milano che ora puo’ avviare una causa di responsabilita’ per il danno erariale. (ANSA).
Scusate, ma per me questa è una grande soddisfazione. In qualità di elettore di Filippo Penati mi ribellai all’indegna operazione Serravalle, con un primo post a cui rispose (raccontando balle) lo stesso Penati. Da allora seguii con attenzione la vicenda, talmente strana e sgangherata da rendere legittimo il dubbio che non ci fosse dietro solo una gran dose di incapacità e arroganza. Il giudizio della Corte dei Conti è una prima conferma che dubbi e sospetti hanno un fondamento.
Fino a quando il Piddì confermerà la scelta autolesionista di lasciare spazio a questo brutto individuo, discutibile e (finalmente) discusso?