Filippo Penati e i rom

August 26th, 2010 - di abiraghi

“Altro che ripartire i rom fra i diversi comuni dell’hinterland, come chiede il governo Prodi. I rom se ne devono ripartire tutti quanti!”. Gad Lerner ci ricorda come la pensa esattamente il “capo della segreteria politica di Pierluigi Bersani” in materia di diritti delle minoranze. Esattamente come Borghezio.

Ma allora, è possibile sapere cosa cazzo ci fa nel Piddì questo fascioleghista neanche troppo in incognito? Ed è possibile sapere come si può chiedere a persone per bene d votare un partito che piazza a proprio portavoce un clone ignorante di Matteo Salvini?

Ipocrisia senza ritegno

August 25th, 2010 - di Nein Danke

Non ci sono parole per commentare questa sbrodolata di opportunismo, ipocrisia, miopia politica. Una simile esternazione è il primo passo verso la vittoria di quel Berlusconi con cui il Piddì ha sempre insistito a voler “dialogare”, fino all’idea disgraziata di farci assieme le riforme costituzionali. E oggi questi magliari scoprono che è un “eversore” che attenta alla costituzione. Oggi, dopo la bicamerale e infiniti inciuci. Non c’è davvero limite al peggio per questa classe politica marcia fino al midollo.

Filippo Penati mente sapendo di mentire

August 25th, 2010 - di abiraghi

Filippo Penati: “Se Fini dice che Berlusconi è un mafioso è una notizia, se lo diciamo noi non lo è ovviamente, perché lo ripetiamo quasi tutti i giorni da anni”.

E’ una panzana grande come una casa, a dimostrare che il Piddì si dota di un “capo della segreteria politica di Pierluigi Bersani” che millanta una posizione intransigente nei confronti del governo dei criminali che nessun maggiorente del partito ha mai avuto il coraggio (o la voglia, quelli del Piddì tengono famigli) di tenere.
A dimostrare che il Piddì è un partito che fa propaganda a suon di panzane esattamente come il Piddielle.
A dimostrare che il Piddì è la fotocopia sfigata del Piddielle.
A dimostrare che o ci leviamo di torno il Piddì e tutti i suoi scagnozzi, incluso questo magliaro, oppure moriremo con Berlusconi re del Regno d’Italia e di Arcore.

Cialtrone.

La torta scaduta

August 24th, 2010 - di abiraghi

jacques_clouseauFilippo Penati: “Il vicesindaco di Milano è ormai una vera macchietta. Non può non fare tornare alla mente l’ispettore. Dopo 15 anni di proclami roboanti sulla sicurezza non ha ottenuto alcun risultato. Interi quartieri, come il Corvetto, sono in preda all’illegalità e alla violenza. Un vero ispettore Clouseau”.

In una giornata in cui una pagina intera di Corsera regala voti alla destra, riproponendo agli elettori l’immagine di un leader sempre perdente che spiega come si fa a vincere, è poca cosa l’ennesima scemenza di Penati. Però il momento è grave e non rinunciamo a sperare che all’interno del Piddì ci sia qualche testa un po’ meno bacata di chi consente a questo magliaro e alla sua cricca di impazzare coi comunicati stampa, confermando l’immagine di un partito incapace di raccontarsi diverso dalla destra.

I toni sarcastici, gli aggettivi finto-colto, l’assoluta mancanza di idee originali, il politichese arcaico, l’uso costante del luogocomunismo e l’ossessione per la sicurezza sono contenuti di epoche andate, del tutto inadatti a far rinascere tra gli ex-elettori delusi la sensazione che ci sia un progetto nuovo. Serve di fare una politica diversa, sana, pulita, lontana dalle logichette di palazzo, l’opposto delle manovrine di Penati e della sua cricca, stanti, fastidiosi e controproducenti. A margine: il tormentone “capo della segreteria politica di Pierluigi Bersani” che accompagna ogni nota è la ciliegina inacidita su una torta scaduta da anni.

Possibile che in tutto il Piddì non ci sia qualche persona di buon senso (non serve una cima, basta un briciolo di sale in zucca) capace di dire chiaramente che è ora di mandare questo figuro a spazzare i cessi come merita?

Omonimia

August 24th, 2010 - di Nein Danke

(ANSA) – ROMA, 22 AGO – Definire il rispetto della Costituzione ’stanco formalismo’, come fa il presidente del Consiglio, e’ un’atto eversivo’, sostiene il Pd. Un atto ‘che tende a non riconoscere il dettato Costituzionale e le prerogative del capo dello Stato’, in linea con la storia di Berlusconi, affermaFilippo Penati, capo della segreteria politica del segretario Bersani.

Sicuramente c’è un clamoroso caso di omonimia in ballo. Filippo Penati, “capo della segrteria politica di Pierluigi Bersani”, è una persona intelligente, un fine politico e una persona profondamente coerente. Quindi non può essere lo stesso imbecille che lo scorso anno continuava a ripetere che “la politica dell’antiberlusconismo fa il gioco di Berlusconi”.

Vi faranno grandi feste di sicuro

August 22nd, 2010 - di abiraghi

Filippo Penati: “Busseremo anche alle porte dei leader del Pdl per far capire quali sono i problemi dei cittadini, oggi”.

Sogno solo che questo frescone vada a bussare alla porta di un dirigente leghista veneto o di un gerarchetto fascista romano, così ce lo togliamo dai piedi per un po’.

Mazzetti scrive a Ignazio Marino

August 21st, 2010 - di abiraghi

Questa lettera di Loris Mazzetti a Ignazio Marino interpreta perfettamente i sentimenti di tanti ex-elettori di centrosinistra, disgustati dalle capriole politiche ed etiche della cosca di mezzataccache ha ridotto la sinistra locale a una copia sbiadita della destra. Quando uno come Penati (che oggi parla di “conflitto di interesse” come se fosse una notizia di ieri e non una porcheria voluta anche dai suoi datori di lavoro) parla di necessità di cacciare gli immigrati “per intercettare voti al centro” non fa che tradire la fiducia di un potenziale elettorato grande e sano, che ancora non riesce a credere che per poter governare sia necessario scimmiottare il peggior fasciorazzismo o peggio farci comunella.

Caro Marino, parliamo di Fini?
Di Loris Mazzetti

Da Il Fatto del 21 agosto 2010

Caro Senatore Marino, mi rivolgo a lei perché la ritengo uno dei pochi politici non inquinati: per lei buongiorno significa ancora buongiorno. La sento lontana dal dibattito che in questi giorni corre lungo l’intera penisola: tutto è lecito pur di mandare a casa Berlusconi, anche fare squadra con chi è stato l’erede di Almirante che fu ufficiale della Repubblica di Salò, Gianfranco Fini. Più di ogni altro dirigente del Pd lei rappresenta la base, quel popolo straordinario che ancora con grande entusiasmo dà vita alle feste dell’Unità o del Pd. Donne e uomini che in tutti questi anni hanno accettato ogni decisione della classe dirigente. La Cosa uno, poi la Cosa due, dal Pds ai Democratici di sinistra, infine il matrimonio con la Margherita e la nascita del Pd. Hanno continuato a cucinare anche quando hanno capito che il nuovo partito li avrebbe portati a vivere sotto lo stesso tetto con: ex democristiani, socialisti craxiani, industriali, ma anche con ex piduisti, tanti massoni e qualche pregiudicato.
La tentazionedel compromesso
Molti degli attuali dirigenti vivono nel compromesso da quando hanno governato il Paese, hanno volutamente evitato di realizzare la legge sul conflitto di interessi che avrebbe risolto il problema della nostra democrazia. Le ricordo e parole di Violante pronunciate nel 2003 durante un intervento alla Camera: “Sin dal 1994 Berlusconi aveva avuto la garanzia che le sue tv non sarebbero state toccate”. Quel popolo straordinario di volontari che serve ai tavoli un piatto di linguine allo scoglio e uno di salsiccia alla griglia, rinunciando alla ferie, si chiede perché nonostante quello che magistrati e giornalisti hanno scoperto del mondo berlusconiano (escort, ricatti di ogni genere, P2, P3, cricche varie, protezioni incivili, corruzione da far invidia a Tangentopoli), per mandare a casa il governo dei Scajola, Verdini, Cosentino, Bertolaso, Dell’Utri, Brancher, il Pd ha bisogno di Gianfranco Fini. Bersani e Letta sono stati chiari, con Fini la nuova alleanza, e se ci staranno anche Casini e Rutelli l’alleanza diventerà santa. A quei compagni che hanno fatto la Resistenza, che credono nella Costituzione, nella giustizia sociale, nella “questione morale” di Berlinguer, nella memoria di Falcone e Borsellino come valore, nella forza della parola di Saviano, nella ricerca della verità che deve essere al primo posto, come giustificherà la scelta della santa alleanza? Citerà Montanelli e il suo “turiamoci il naso”?
La violenzadel gangster
Caro Senatore, lei si rende conto che è a loro che bisognerà spiegare che per sconfiggere Berlusconi è necessario sedersi a tavola, sedia contro sedia, gomito contro gomito, con il cofondatore del Popolo della libertà, che non si chiama Paolo, che non ha viaggiato sulla strada di Damasco e che non è stato folgorato. Fini ha impiegato ben diciassette anni per convertirsi, ha impiegato diciassette anni per capire che Berlusconi è un plurinquisito, e, per salvarlo dalla galera, si è reso disponibile a votare 39 leggi ad personam. E’ stato colluso per diciassette anni con un, come lo ha definito Flores d’Arcais, “ganster al potere”. Il presidente della Camera, sta vivendo un periodo difficile (lo strappo da Berlusconi, affari immobiliari da chiarire meglio, le volgarità dei giornali della famiglia del Cavaliere contro la moglie), sta provando sulla sua pelle la violenza del “gangster”, come tanti altri prima di lui, in quei casi però, si è girato dall’altra parte e ha fatto la figura della bertuccia: non vedo, non sento, non parlo. Questo sarebbe il futuro alleato da proporre ai volontari delle feste? È certo che non ci sia un’alternativa al metodo Montanelli? Vogliamo parlare dei fatti accaduti nel 2001 al G8 di Genova? Qui neanche una pozione magica è in grado di giustificare la presenza di Fini (allora vice di Berlusconi alla presidenza del Consiglio), nella sala controllo della Questura, mentre la polizia per le strade eseguiva ordini che ricordano il Pinochet degli anni migliori. Ritorniamo alla tavola. Di fianco c’è Fini, e ci stiamo turando il naso, se fronte capitano alcuni suoi camerati d’avventura come Enzo Raisi (quello che da anni lotta per far togliere dalla lapide, che ricorda le vittime del 2 agosto 1980, la dicitura: “strage fascista”) o Fabio Granata (pupillo, insieme con il sindaco Alemanno, di Pino Rauti il fondatore di Ordine nuovo), cosa consiglia di fare? Non crede che le alleanze potrebbero essere diverse se si ha la volontà di guardare da un’altra parte? Lei potrebbe dare l’esempio cominciando a dialogare con chi ha dimostrato di essere trasparente e senza scheletri nell’armadio, come Luigi De Magistris, Sonia Alfano, Debora Serracchiani, Giuseppe Lumia, Beppe Giulietti, con il partito di Vendola e Fava, e soprattutto con la società civile che è stanca di assistere agli intrallazzi dei partiti. Forse non ci sarebbe bisogno di una tavola traballante sin dall’inizio e sarebbe una risposta a tutti quelli che da anni aspettano, come Nanni Moretti, che qualcuno dica qualche cosa di sinistra
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Guarda che l’aveva già detto B., cretino!

August 21st, 2010 - di abiraghi

Filippo Penati (ripetendo a pappagallo la frasetta scritta da Bersani e faticosamente mandata a memoria): “Da settembre partira’ una grande mobilitazione, busseremo alle porte degli italiani per far conoscere cosa ha prodotto, in questi due anni, il governo Berlusconi”.

A parte che ’sta stronzata del “porta a porta” l’aveva già detta Berlusconi il 9 agosto ed è quantomeno da idioti tentare di spacciarla pari pari 12 giorni dopo (ma ti rendi conto?), a parte questo, sarebbe interessante capire chi saranno gli esecutori materiali dell’azione di bussaggio. A questo proposito è interessante leggere su Facebook le considerazioni della Mellow.

Tutto e il contrario di tutto

August 21st, 2010 - di abiraghi

gheddafiFilippo Penati: “Occorre trattare con tutti, con la schiena diritta, tenendo presente non solo gli interessi economici ma anche portando una voce ferma nel riconoscimento dei diritti in tutti i Paesi con cui trattiamo”.

A parte il sorriso per il luococomunismo sulla schiena (Penati sa parlare solo per schemi, visto che esprime concetti – si fa pe dire – altrui), sarebbe interessante capire come si esplicherebbe nella realtà – che so, con Gheddafi – questa sbrodolata di politichese in cui si afferma tutto e il contrario di tutto, che tanto sparar cazzate non costa nulla.

Coi razzisti non si dialoga

August 20th, 2010 - di Nein Danke

179Filippo Penati: “Il Partito democratico alla sua festa non ha invitato Cota perché oggetto di un ricorso sulla validità della sua elezione e quindi per evitare polemiche”.

Naturalmente a Penati (e ai suoi burattinai) non passa per la capoccia l’idea che Roberto Cota non si invita non per questioni formali, ma perché non si dialoga con un razzista, colluso con la mafia vaticana, che dopo 48 ore dall’insediamento alla presidenza della regione Piemonte toglie il sostegno al Gay Pride, annuncia di voler bloccare negli ospedali la RU-486, propone il potenziamento delle “associazioni pro vita” (il terrorismo psicologico imposto alle donne che vogliono abortire).

razzisti - VauroAh, già, a proposito, ovviamente Cota è a favore della schedatura dei bambini rom del suo manovratore Maroni. A Penati e alla masnada di cialtroni, incapaci, ignoranti e collusi che lo manovrano, dedichiamo la chiusura dell’editoriale odierno di Marco Travaglio su Il Fatto Quotidiano, vera boccata d’aria fresca in questa politica maleodorante.

Per non parlare dei dirigenti e delle teste d’uovo del centrosinistra “riformista” e della sinistra “radicale” che hanno screditato il valore dell’antiberlusconismo come “demonizzazione” e “giustizialismo”, l’hanno sacrificato sull’altare delle bicamerali, del “dialogo” sulle “riforme condivise”, delle ospitate a Porta a Porta e dei libri Mondadori, non riuscendo o non volendo immaginare una destra diversa da quella abusiva di B. e garantendo lunga vita a B. Oggi dovrebbe vergognarsi e chiedere scusa una vasta e variopinta compagnia. I finiani, con tutte le loro magagne, lo stanno facendo mentre B. è vivo e potente. D’Alema & C. e il Pompiere della Sera aspettano il referto del medico legale.