Una precisazione. Abbiamo ricevuto parecchie mail sulla improvvisa sterzata “agnolettiana” di Penatineindanke. C’è quello che annusa una strategia premeditata, quello che descrive Agnoletto come il responsabile di piazza Alimonda, quello che dice che è un cretino, quello che si lamenta perché la sinistra è sempre divisa e quello che ci dice “Tafazzi” (il vecchio luogo comune che usato da quelli del Piddì per zittire il dissenso).
Ricordo che Penatineindanke è nato (prima che Agnoletto decidesse di candidarsi) dall’esasperazione di vari elettori di centrosinistra “alla ricerca di una via d’uscita”, come dice il sottotitolo, da Filippo Penati e dal penatismo, dai suoi sponsor nazionali e da quelli locali. Una via d’uscita dai metodi con cui Penati è stato piazzato lì e dall’agghiacciante prospettiva di ritrovarcelo davanti tra un anno alle comunali (dove, visto che là “ce la giocheremo” come mi ha detto un maggiorente locale, tenteremo di mettere in scena “Ferrante-2 la vendetta” cercando un altro candidato che garantisca la sconfitta).
Chi sia Penati l’ho scritto infinite volte, qui e sul defunto OneMoreBlog, quindi non sto a ripetermi, chi non lo sa può trovare in quell’archivio la valanga di materiale sulla sua indecente gestione della provincia di Milano, con le contraddizioni, le bugie, gli sperperi, le poltrone d’oro, il razzismo, l’arrivismo, le beatificazioni di amici e sodali.
Vittorio Agnoletto non è e non sarà mai un grande leader, è troppo pulito e rispettoso per diventarlo. Non vincerà e non entrerà neanche in consiglio regionale. Ma di questi tempi, una persona pulita e rispettosa è merce talmente rara che merita solidarietà e sostegno. Se lo confronti con Penati te ne accorgi immediatamente.
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